La casa dei fantasmi
Occhio agli spiriti!
Charles Dickens
L'autore del presente articolo, nell'accingersi a riferire fedelmente tre esperienze spiritiche delle quali è stato testimone, ritiene essenziale precisare che fino al momento di godere di tanto privilegio non aveva creduto nei colpi battuti o nei tavoli mossi dagli spiriti. Nella sua idea grossolana del mondo spirituale, si immaginava i suoi abitanti verosimilmente progrediti anche oltre la supremazia intellettuale di Peckham o di New York; e considerando la quantità di ignoranza presunzione e follia di cui si gloria questa Terra, pensava fosse assolutamente inopportuno evocare gli esseri immateriali per divertire il genere umano con brutti svarioni d'ortografia e insidiosi nonsensi. Pensava che una simile presunzione minacciasse apertamente di lacerare il sacro velo che ci protegge dai guai di quel mondo, per uno scopo non più nobile che diventare idioti di grado superlativo.
illustrazione di Will Eisner
Era questa la rozza e terrestre disposizione mentale dell'autore non più tardi dello scorso ventisei dicembre. Quel mattino memorabile, due ore circa dopo il sorgere del sole - cioè alle nove e quaranta, come segnava il suo orologio, sistemato sul comodino vicino al letto e come si poteva vedere nell'ufficio dell'editore, su un semicronometro che ostentava il marchio di fabbrica di Bautte di Ginevra e il numero di matricola 67709 - quel mattino memorabile dunque, due ore circa dopo il sorgere del sole l'autore, messosi a sedere sul letto e portata una mano alla fronte, sentì distintamente diciassette pulsazioni o battiti in quella regione. Erano accompagnati da un senso di sofferenza localizzato e da una vaga sensazione, non diversa da quella che in genere si avverte in coincidenza di una colica biliare.
Cedendo a un impulso incontrollabile l'autore chiese:
- Che cos'è?
Immediata seguì la risposta (in pulsazioni o battiti sulla fronte): - Ieri.
L'autore, ancora non completamente sveglio, chiese:
- Che giorno era ieri?
Risposta: - Il giorno di Natale.
L'autore, che a questo punto aveva recuperato il pieno controllo di sé, domandò:
- Chi è il medium in questo caso?
Risposta: - Clarkins.
Domanda: - La signora o il signor Clarkins?!
Risposta: - Entrambi.
Domanda: - Chi intendete per signor Clarkins, il vecchio o il giovane?
Risposta: - Entrambi.
Ebbene, il giorno prima l'autore aveva cenato in compagnia del suo amico Clarkins (potete rintracciarlo all'Archivio di Stato) e nel corso di quella cena si era discusso proprio di spiriti da vari punti di vista. Inoltre, da quanto l'autore ricordava, sia Clarkins padre sia Clarkins figlio avevano partecipato molto attivamente alla discussione, direi che l'avevano in un certo senso imposta ai presenti. Anche la signora Clarkins era intervenuta animatamente e aveva osservato in tono allegro per non dire esaltato, che "capitava soltanto una volta all'anno".
Convinto da simili indizi che quei colpi fossero di origine spirituale, l'autore procedette come segue:
- Chi siete?
La fronte riprese a battere, ma in un modo del tutto disordinato. Per un po' fu impossibile capirci qualcosa. Dopo una pausa l'autore (tenendosi la testa) ripeté la sua richiesta con voce solenne, strozzata da un gemito:
- Chi siete?
Per tutta risposta, seguirono altri colpi confusi.
Allora l'autore domandò, nel tono solenne di prima e con un altro gemito:
- Come vi chiamate?
La risposta consistette in un suono esattamente identico a un alto singhiozzo. In seguito risultò che questa voce di spirito era stata distintamente sentita da Alexander Pumpion, il valletto dell'autore (settimo figlio di Widow Pumpion manganatore) che si trovava in una stanza vicina.
Domanda: - Non vi chiamerete mica Singhiozzo? Singhiozzo è un nome proprio?
Poiché non seguì risposta l'autore disse: - Vi ordino solennemente, in nome dei nostri comuni amici Clarkins i medium- Clarkins padre Clarkins figlio e Clarkins signora - di svelare il vostro nome!
La risposta, battuta chiaramente controvoglia, fu: - Succo di prugne legno di tronco mora.
Il che sembrò all'autore abbastanza simile alla parodia di Ragnatelo Bruscolino e Senapino nel "Sogno di una notte di mezza estate", da giustificare l'insolente controrisposta: - E' come non vi chiamate, vero?
Lo spirito autore di quei colpi ammise:
- No.
- Allora com'è che vi chiamano di solito?
Pausa.
- Ve lo chiedo un'altra volta: com'è che vi chiamano di solito?
Lo spirito, sentendosi evidentemente minacciato, ribatté in modo molto solenne: - Porto!
Questa tremenda comunicazione ebbe l'effetto di sprofondare l'autore in uno stato di prostrazione e farlo giacere sull'orlo dello svenimento per un quarto d'ora; durante il quale i colpi continuarono violenti e una schiera di apparizioni spettrali gli sfilò davanti agli occhi: erano nere e assomigliavano incredibilmente a dei girini dotati ogni tanto della capacità di affilarsi fino a diventare delle note musicali quando si tuffavano giù nello spazio. Dopo aver contemplato la foltissima legione di tali apparizioni, l'autore volle sapere dallo spirito tambureggiante:
- Come vi devo immaginare? Tutto considerato cos'è che vi somiglia di più?
Terrificante la risposta fu: - Un umore nerastro.
Appena fu in grado di vincere l'emozione, a quel punto molto violenta, l'autore chiese: - Farei meglio a prendere qualcosa?
Risposta: - Sì.
Domanda: - Posso scrivere?
Risposta: - Sì.
Immediatamente una matita e una striscia di carta che si trovavano sul comodino vicino al letto gli rimbalzarono in mano e l'autore si ritrovò a scrivere (in strani caratteri tremolanti e pendenti verso il fondo della pagina, mentre la sua calligrafia era notevolmente nitida e lineare) il seguente appunto di carattere spirituale:
"Il sottoscritto Signor C.D.S. Poney porge i suoi omaggi alla ditta Bell & Company Prodotti Chimici e Farmaceutici, sede di Oxford Street dal lato opposto di Portland Street, e si pregia di chiedere loro la cortesia di consegnare al latore della presente un cinque granuli di genuine pillole mercuriali e una porzione purgativa di equivalente efficacia".
Prima però di affidare questo documento ad Alexander Pumpion (che purtroppo lo perse sulla via del ritorno, ammesso che non si voglia sospettare che egli l'abbia infilato di proposito in uno dei fori della padella di un venditore ambulante di caldarroste, tanto per vedere se fosse combustibile) l'autore decise di saggiare lo spirito autore di quei colpi con un'ultima domanda. Chiese perciò con voce strascicata e grave:
- Mi daranno qualche sofferenza allo stomaco questi medicamenti?
E' impossibile descrivere la sicurezza profetica della risposta:- Sì -.
La previsione fu ampiamente confermata dai fatti che seguirono, come l'autore avrà modo di ricordare per un bel pezzo; e dopo un'esperienza del genere sarebbe superfluo osservare che egli non ebbe più motivo di dubitare.
La successiva comunicazione di sicuro interesse che l'autore ebbe l'onore di raccogliere si svolse su una delle principali linee ferroviarie. Le circostanze in cui la comunicazione gli fu concessa - il due gennaio di quest'anno - furono le seguenti. Egli si era ristabilito dagli inconvenienti della precedente significativa visita ed era tornato a fare onore alle cibarie generosamente provviste dalla stagione. Il giorno precedente era trascorso in allegria. Egli era in viaggio verso una famosa città, un rinomato centro commerciale dove avrebbe dovuto concludere un affare, aveva pranzato un po' più in fretta di quanto in genere non accada sulla ferrovia, conseguenza del fatto che il treno era in ritardo. Il pranzo gli era stato servito visibilmente malvolentieri da una giovane donna dietro un bancone. Per tutto il tempo lei era stata occupatissima a sistemarsi capigliatura e vestito e la sua inequivocabile espressione mostrava disprezzo. I fatti dimostreranno che la giovane era una potente medium.
L'autore era tornato al suo scompartimento di prima classe, nel quale si trovava a viaggiare da solo, il treno si era rimesso in movimento e lui si era appisolato; il suo ineccepibile orologio indicava che erano già passati quarantacinque minuti dal suo colloquio con la medium, quando fu svegliato da uno strumento musicale davvero insolito. Lo strumento, scoprì con stupore non disgiunto da una certa apprensione, stava suonando dietro di lui. I suoi toni erano bassi e ondulatori, difficili da descrivere; ma, se mi si permette il paragone, somigliavano a una melodiosa acidità di stomaco. Sia quel che sia, fu questa l'oscura sensazione che suggerirono all'autore.
Oltre a prendere coscienza del fenomeno di cui si è detto, l'autore sentì che la sua attenzione era richiamata da una rapida successione di furiosi colpi allo stomaco e da una pressione al petto. Non più scettico ormai, si mise immediatamente in comunicazione con lo spirito. Il dialogo fu il seguente:
Domanda: - Sapete il vostro nome?
Risposta: - Io credo di sì!
Domanda: - Comincia con una P?
Risposta (per la seconda volta): - Io credo di sì.
Domanda: - Avete due nomi e ognuno comincia con una P?
Risposta (per la terza volta): - Io credo di sì!
Domanda: - Basta con questa leggerezza, ve lo ordino. Ditemi come vi chiamano.
Lo spirito, dopo aver riflettuto per qualche secondo, compitò lettera per lettera P.O.R.C.O. Allora lo strumento musicale eseguì un'aria breve e frammentaria. Dopo di che lo spirito riprese a battere e compitò la parola P.A.S.T.I.C.C.I.O.
Orbene, questa precisa specialità gastronomica, questa particolare vivanda o pietanza che dir si voglia, aveva costituito appunto il piatto forte del pranzo dell'autore - che lo schernitore lo sappia - e gli era stata servita proprio dalla giovane che ora sapeva essere una potente medium! Grandemente gratificato dalla convinzione prepotentemente entrata nella sua testa che l'interlocutore con il quale stava conversando non fosse di questo mondo, l'autore continuò il dialogo.
Domanda: - Vi chiamano Pasticcio di Porco?
Risposta: - Sì.
Domanda (che l'autore formulò timidamente dopo aver lottato con una certa comprensibile riluttanza): - Siete un pasticcio di porco in realtà?
Risposta: - Sì.
Sarebbe vano rischiare una descrizione del benessere mentale e del sollievo che l'autore trasse da questa fondamentale risposta. Egli continuò:
Domanda: - Cerchiamo di capirci. Una parte di voi è porco e una parte è pasticcio?
Risposta: - Esatto.
Domanda: - Di che cosa è fatta la parte pasticcio?
Risposta: - Lardo -.
In quel momento si udì un'aria mesta arrivare dallo strumento musicale. Quindi la parola: - Strutto.
Domanda: - Come vi devo immaginare? A cosa somigliate di più?
Risposta (fulminea): - Piombo.
Domanda: - L'altra vostra natura è porcina. Di che cosa si è alimentata soprattutto questa natura?
Risposta (gioiosa): - Di porco è certo!
Domanda: - Non direi. Porco che si ciba di porco?
Risposta: - No, eppure...
Uno strano moto interiore, simile a un volo di piccioni, si impadronì dell'autore. Ebbe poi un'illuminazione improvvisa e riprese:
- Capisco bene quello che dite, insinuando che la razza umana, quando attacca incautamente le indigeste fortezze che portano il vostro nome e non ha tempo abbastanza per aprirsi un varco, considerata l'eccezionale solidità delle loro quasi inespugnabili mura, è solita abbandonare gran parte di quello che si trova al loro interno in mano ai medium, che con questo porco nutrono i porci dei futuri pasticci?
Risposta: - Proprio così!
Domanda: - Dunque, per parafrasare le parole del nostro bardo immortale...
Risposta (interrompendo):
"Un solo porco in vita sua è buono per molti pasticci. Almeno per sette."
L'emozione dell'autore era profonda. Tuttavia, visto che voleva anche stavolta provare ulteriormente lo spirito per accertare se usando la fraseologia poetica degli illustri profeti degli Stati Uniti egli provenisse da una delle cerchie più alte ed esclusive, saggiò così il suo interlocutore:
Domanda: - Nella selvaggia armonia dello strumento musicale che ho dentro e del quale sono ancora conscio, che arie di altre sostanze ci sono, oltre a quelle già nominate?
Risposta: - Gommagutta del Capo. Camomilla. Melassa. Alcool. Patate distillate.
Domanda: - Nient'altro?
Risposta: - Nient'altro di rilevante.
Lo schernitore tremi e si inchini; lo stolido scettico arrossisca di vergogna! L'autore a pranzo aveva ordinato alla potente medium un bicchiere di cherry e in più un bicchierino di acquavite. Chi può dubitare che gli articoli di consumo indicati dallo spirito non fossero stati forniti sotto quelle due denominazioni da quella fonte?
Basterà un altro esempio per dimostrare che non è più possibile mettere in dubbio esperienze della stessa natura di quelle sopra descritte e che tentare di metterle in chiaro dovrebbe diventare di fondamentale importanza. E' uno squisito caso di tavolo mosso da uno spirito. Era scritto nel destino che l'autore dovesse nutrire una passione non corrisposta per la signorina L.B. di Bangay nella contea del Suffolk. La signorina L.B., quando si manifestarono i sussulti del tavolo, non aveva respinto esplicitamente l'offerta di matrimonio e di devozione dell'autore; ma fino a quel momento era sembrato probabile che lei si sarebbe astenuta dal farlo per timore filiale nei confronti del padre, il signor B., che era propenso ad accogliere la proposta dell'autore. Ora, occhio ai sussulti del tavolo: un giovane spregevole agli occhi di tutti quelli che hanno il bene dell'intelletto (dopo di allora sposo alla signorina L.B.) era ospite della casa. Anche il giovane B. vi si trovava per le vacanze scolastiche. L'autore era dei loro. La famiglia al completo si era riunita intorno a un tavolo rotondo. Eravamo nel mese di luglio, all'ora spirituale del crepuscolo. Impossibile distinguere gli oggetti con il pur minimo grado di chiarezza. All'improvviso il signor B., i cui sensi si erano placati nel riposo, ci terrorizzò lanciando un urlo di collera o di viva indignazione. Le sue parole (la sua educazione era stata trascurata in gioventù) furono esattamente le seguenti: - Maledizione, c'è come un qualcuno che mi ficca una lettera in mano qui sotto il mio tavolo di mogano!-.
La costernazione si impadronì dei presenti. La signora B. aumentò lo sgomento generale dichiarando che qualcuno le stava pestando lievemente le dita dei piedi a intervalli da mezz'ora. Una costernazione ancora più grande si impadronì dei presenti. Il signor B. chiese le candele. Ora, occhio ai sussulti del tavolo. Il giovane B. esclamò (riporto fedelmente le sue espressioni): Sono gli spiriti, padre! Con me lo fanno ormai da due settimane!-
Il signor B. chiese irato: - Che volete dire, signore? Fanno cosa? -.
Il giovane B. ribatté: - Vogliono fare di me un vero e proprio Ufficio Postale, padre. Mi infilano sempre delle lettere impalpabili in mano, padre. Una lettera vi deve essere scivolata addosso per sbaglio. Questa sì che è bella! - esclamò il giovane B. - Caspita, sono un medium coi fiocchi! .
A questo punto il ragazzo fu scosso da un violento accesso di convulsioni. Aveva la bava alla bocca e dimenava gambe e braccia in un modo che sembrava fatto proprio per procurarmi (come di fatto avvenne) un serio disagio; poiché stavo sostenendo sua madre a un tiro dai suoi stivali e costui si comportava come un telegrafo prima dell'invenzione di quello elettrico. Intanto il signor B. era in perlustrazione sotto il tavolo alla ricerca della lettera, mentre lo spregevole giovane dopo di allora sposo alla signorina L.B., proteggeva la fanciulla in modo per l'appunto spregevole.
- Questa sì che è bella! - il giovane B. esclamava senza darsi tregua -. Caspita, sono un medium coi fiocchi, padre! Questa sì che è bella! Tra un po' il tavolo comincerà a sussultare, padre. Guardate là! -.
Ora, occhio ai sussulti del tavolo. Cominciò a sobbalzare in modo tanto violento che colpì una mezza dozzina di volte la testa calva del signor B., mentre costui era in perlustrazione lì sotto; questo fece sì che il signor B. sgattaiolasse fuori con grande agilità, lo massaggiasse con grande tenerezza (mi riferisco al capo) e lo maledicesse con violenza (mi riferisco al tavolo). Notai che i sussulti del tavolo seguivano invariabilmente il senso della corrente magnetica; ossia andavano da sud a nord, o dal giovane B. al signor B.
Avrei continuato a rilevare ulteriori dettagli su questo punto di notevole interesse, ma il tavolo all'improvviso ruotò su se stesso e si rovesciò su di me, scaraventandomi a terra con una forza accresciuta dalla spinta impartitagli dal giovane B. che gli si gettò sopra in uno stato di eccitazione mentale e per un po' fu impossibile spostarlo da lì. Intanto io mi ero accorto di essere schiacciato dal peso suo e del tavolo e anche che quello gridava senza posa a sua sorella e al giovane spregevole che secondo le sue previsioni entro breve il tavolo avrebbe ripreso i suoi sussulti.
Altri non ce ne furono, comunque. Il ragazzo si riebbe dopo una breve passeggiata al buio in compagnia degli altri e di quella magnifica esperienza alla quale ci era stato concesso l'onore di partecipare non fu riscontrabile in lui durante il resto della serata nessun'altra conseguenza di una leggera tendenza al riso isterico e di una visibile attrazione (dovrei quasi definirla fascinazione) della sua mano sinistra in direzione del cuore o del taschino del panciotto.
Fu o non fu un caso di picchiettì o spiritico? Lo scettico e lo schernitore vorrebbero negarlo?
Fu o non fu un caso di picchiettì o spiritico? Lo scettico e lo schernitore vorrebbero negarlo?

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